Il termine tensegrità deriva dall’unione delle parole tension (tensione) e integrity (integrità), ed è utilizzato per descrivere strutture in cui le forze di tensione lavorano insieme per mantenere l’equilibrio e la stabilità senza necessità di supporti esterni.
In osteopatia, la tensegrità viene utilizzata per descrivere come il corpo umano mantenga l’equilibrio e la sua struttura grazie all’interazione tra ossa, muscoli, legamenti e tessuti molli. Le ossa, pur essendo rigide, non sono indipendenti, ma sono collegate tra loro da una rete di tessuti molli, come legamenti e muscoli, che esercitano tensione. Questo crea una rete complessa che consente di assorbire e distribuire le forze che il corpo subisce durante il movimento e nelle varie attività quotidiane.
La salute del corpo dipende dalla capacità di mantenere una tensione equilibrata tra i vari componenti, che permette una buona postura, movimento e resistenza alle forze esterne. Quando una parte di questo sistema viene alterata, ad esempio da una disfunzione muscolare, viscerale o duramerica, l’intero sistema può risultare compromesso, causando dolore o disfunzioni in altre aree del corpo. L’alterazione mantenuta del tempo si ripercuote negativamente su tutto il sistema e compromette la capacità di autoguarigione.
L’osteopata utilizza il concetto di tensegrità per valutare e sfrutta forze meccaniche (tecniche) per trattare disfunzioni corporee. Il sistema fasciale reagisce attivamente a queste forze (autoregolazione) ed è così che si ristabilisce l’equilibrio meccanico.
Prendersi cura della propria salute anche quando si sta bene posticipa l’insorgenza di malattie e aumenta la qualità della vita nel lungo periodo.



